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Negli ultimi anni, si sa, è diventato piuttosto frequente per il popolo degli internauti non solo leggere, ma anche (e talvolta soprattutto) scivere pagine web. La proliferazione di blog e interventi “wikies” lo conferma, non solo in USA e nord Europa ma anche in Italia. E’ un popolo di “giornalisti” che scrivono sul web tutto quello che vogliono: interessi, commenti, recensioni, dagli argomenti più frivoli ai temi più impegnativi. I blog sono diventati ormai per molti lettori le fonti informative più autorevoli e indipendenti cui rivolgersi, perchè di solito, chi dedica del tempo per trasferire informazioni ad altri, liberamente e gratuitamente, è spinto da uno spirito di verità e pubblica utilità, linfa vitale che ha portato alla fine a parlare di social markerking e social networking.

Con il popolo dei blogger si è sviluppata, di pari passo, la diffusione ed evoluzione di tool (software) adatti alla redazione di blog anche per coloro che non dispongono di competenze specialistiche in web developing.

Non sempre il blogger scrive lunghi testi: per lo più si limita a scrivere molti articoli (post) frequentemente, e soprattutto linkati a molto altri temi e siti presenti sul web.

Mentre la redazione di un blog presuppone, di solito, l’esistenza di un filo conduttore, la compilazione di articoli a scopo “wiki” è mossa dal voler completare/integrare testi esistenti con nuove nozioni affinchè tutti ne friuiscano. Wikipedia, ad esempio, è veramente diventata una enciclopedia nel senso etimologico del termine, perchè tratta tutti gli argomenti, è costantemente aggiornata (ogni secondo qualcuno aggiunge nuovi testi alle varie wikipedia del mondo, ed è scritta da milioni di mani. Un altro esempio è la Portland Pattern Repository , una enciclopedia specializzata in software da scaricare o consultare in qualsiasi momento: offre infatti una vasta gamma dilinks ad altri pacchetti di software wiki.

Quale beneficio per i siti?

L’esistenza di blogger e web reporter rappresenta una opportunità anche per le aziende che basano la propria strategia principalmente sul web: siti di e-commerce  e informativi. Saper attrarre il traffico e la proattività di questi profili significa disporre di un esercito di recensori, critici, promoter competente, motivato e indipendente…e molto spesso a costo zero. Basti pensare alla opportunità per un sito che tratti prodotti tecnologici: se ad una scheda tecnica ufficiale, si accompagnano recensioni, test, opinioni “realmente vissute” del pubblico, il sito acquisterà una valenza non solo commerciale ma anche informativa: aumenterà il proprio traffico e la propria auterovolezza e potranno aumentare sensibilmente anche le vendite.

Il modello delle sette abitudini di Stephen Covey è una teoria che, partendo dalla conoscenza di stessi e dalla volontà personale di adottare comportamenti (abitudini) efficaci rimuovendo paradigmi perdenti e inefficaci, porta effetti benefici sui modelli di interrelazione sociale e aziendale. Adottando le sette abitudini (7 regole del successo) è possibile, infatti, migliorare il controllo sulla propria vita, migliorare le relazioni, e soprattutto aumentare la propria capacità di comunicare:

prima regola: sii proattivo: assumi la responsabilità della tua vita e prendi l’iniziativa per fare le cose

seconda regola: inizia con la fine in testa: abituati ad avere una visione chiara. Prepara una missione personale e vivi per realizzarla

terza regola: dai un ordine alle priorità: concentrati sulle cose importanti e non distrarti sulle cose marginali

quarta regola: pensa “io vinco-tu vinci”: coopera in modo che tutti possano vincere. Questo crea relazioni efficaci e durature

quinta regola: cerca di capire e poi di essere capito: la comprensione è conseguenza dell’ascolto

sesta regola: crea sinergie: coopera in modo creativo e valorizza le differenze

settima abitudine: affila la lama: rinnovati continuamente superando gli ostacoli e dedicando tempo a te stesso

L’adozione di queste abitudini, da parte di manager e collaboratori, porta, in azienda, ad assumere comportanmenti vincenti, che si manifestano attraverso risultati tangibili: migliore comunicazione aziendali, migliore immagine, miglioramento dei risultati economici

 Preparare una presentazione da esporre ad una o più persone è spesso una attività critica e impegnativa. Spesso l’ansia di comunicare in modo dettagliato, completo ed efficace un argomento, si trasforma nella produzione di presentazioni pesanti e complesse: ma c’e’ una sorta di relazione inversamente proporzionale tra la lunghezza di una presentazione e la sua efficacia! Infatti, piu’ argomenti e dettagli si introducono nei file di presentazione, meno è facile cogliere il senso e la prospettiva dell’argomento trattato: gli obiettivi si allontanano sempre di più e il pubblico perde la propria capacità di concentrazione. TJ Walker, un esperto di public speaking e comunicazione in Master Views , spiega che bastano alcuni semplici suggerimenti per imparare ad impostare e presentare argomenti, anche complessi, mantenendo elevato il livello di attenzione e comprensione del messaggio:

1) preparare bene la presentazione e soprattutto prepararsi! Le slide di power point non devono servire per dettagliare tutto, ma per elencare i temi che verranno poi approfonditi dal relatore

2) Chiarire fin dall’inizio quali sono gli obiettivi della presentazione e dell’argomento trattato

3) Mantenere un approccio sereno, preparato, con frasi brevi ed efficaci

4) rimanere entro i n tempi schedulati per la presentazione

5) inserire in ogni slide pochi concetti chiari, eventuali schemi, approfondendo eventualmente a voce

Gli ultimi cinquanta anni ci hanno abituato ad una evoluzione del modello di distribuzione dei prodotti di largo consumo incentrato sui volumi, sulle quantità. L’espansione delle grandi superfici organizzate, dei centri commerciali, il fenomeno delle vendite all’ingrosso rivolte anche al canale consumer (vedi Metro, cash & carry ecc) ha come fattore portante la distribiuzione massificata di pochi prodotti in enormi quantità: questo paradigma garantisce, tra le altre cose, un migliore controllo della rotazione di stock, l’ottenimento di migliori condizioni di vendita (grazie alla ottimizzazione che anche il produttore ottiene producendo su commessa), la concentrazione delle attività di marketing e comunicazione in pochi spot riussunti in un volantino. In questo modello vengono soddisfatti i bisogni della massa: tutti comprano la stessa cosa.
Una politica di produzione e commercializzazione diversificata risulta chiaramente molto più complessa e costosa da portare avanti: le nicchie di mercato non garantiscono volumi di acquisto tali da consentire costi di produzione bassi, e arrivare a comuniucare con ogni nicchia costa in termini di mezzi e risorse. Il controllo di stock molto differenziati risulta arduo, ed anche le limitazioni di spazio in magazzino o sugli scaffali impongono pesanti restrizioni sulla ampiezza della offerta. Tuttavia, vendere pochi pezzi di tantissime cose diverse, a tantissimi piccoli gruppi può portare a volumi complessivi tanto grandi quanto quelli garantiti dalla distribuzione di massa. In un noto articolo di Chris Anderson, “The Long Tail”, del 2004, l’autore dimostra che, anche differenziando l’offerta, la distribuzione verso i mercati di nicchia garantisce volumi alti.
modello long tail graphic

Se a questo punto la grande distribuzione mostra i suoi limiti nell’offrire una gamma di prodotti e servizi molto ampia, il web, allo stesso tempo, fa di queste limitazioni uno dei propri punti di forza: un sito internet raggiunge potenzialmente tutto il mondo: i messaggi possono essere concepiti centralmente ed eventualmente tradotti in piu’ lingue, laddove necessario. Un sito internet puo’ vendere potenzialmente tutto, senza immobilizzi di capitale e stock: puo’ offrire qualsiasi cosa sui proipri scaffali visrtuasli ed ordinarla ai fornitori ogni volta che entra un ordine da parte di un cliente. Casi di successo come amazon, google e yahoo devono i propri risultati all’aver raggiunto molte nicchie di mercato con molte differenti risposte.

Alcuni anni fa gli abitanti di New York si svegliarono con la città letteralmente tappezzata di adesivi a forma di farfalla: in pochi minuti si capì che il portale di Microsoft MSN voleva comunicare qualcosa, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica. L’amministrazione comunale di NY non gradì l’iniziativa, ma il risultato fu che tutti parlarono di MSN. Anche se oggi i modi per attirare l’attenzione si sono evoluti, possiamo dire che quella campagna Microsoft fu l’antenata di quella che oggi chiamiamo “viral marketing”: parlatene, nel modo che volete, ma parlatene. Lasciate, soprattutto, che ne parli la gente. Le marche escono dallo scaffale e intercettano la gente per la strada, al lavoro, non piu’ solo sul giornale, o alla telvisione.L’importante è riuscire a raggiungere il proprio target in maniera non convenzionale e innescare virus comunicativi in grado di replicarsi spontaneamente. E il passaparola diventa cosi’ il nuovo mezzo di comunicazione di massa, spesso piu’ autorevole dei mezzi tradizionali, come avviene ad esempio con i blog. Questi progetti rappresentano un passo avanti nella sollecitazione di contenuti generati dai consumatori e creano le premesse per quella che potrebbe essere chiamata pubblicità open-source.